F.A.Q.

Tutte le domande più frequenti riguardanti il Referendum del 26 settembre.

Un Distretto Biologico può nascere per imposizione della Provincia autonoma di Trento?

NO, perché un Distretto Biologico nasce da un accordo, da un patto tra agricoltori, operatori turistici, artigiani, Industria alimentare, Gas (Gruppi di Acquisto Solidale), associazioni, amministrazioni locali, aziende pubbliche.

Il referendum nasce dalla spinta di numerosi cittadini, agricoltori, Associazioni e Gruppi di Acquisto Solidale del Trentino.

Tutte le aziende agricole e tutti i produttori del settore alimentare presenti sul territorio provinciale dovranno adeguarsi al biologico?

No, perché la partecipazione ad un Distretto Biologico è esclusivamente su base volontaria.

Se vince il SÌ, la Provincia di Trento adotterà provvedimenti affinché la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione e la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli avvenga con metodi prevalentemente biologici.

Un distretto biologico coincide obbligatoriamente con un determinato territorio?

NO. Un territorio può veder la compresenza di produttori tradizionali e produttori organizzati in Distretto biologico. I produttori tradizionali devono rispettare le distanze e adottare misure protettive delle culture biologiche come prescritto dalle leggi vigenti.

Chi aderisce al Distretto Biologico è vincolato a produrre con criteri biologici o può adottare modalità miste?

Il produttore che aderisce al Distretto Biologico non è tenuto a convertire tutta la sua produzione in biologico, ma una produzione minima certificata, o l’avvio di una conversione della produzione iin biologico, è il requisito minimo per aderire alle filiere bio-distrettuali.

In un Distretto Biologico ci sono solo produzioni agricole?

No. Un Distretto biologico include anche tutte quelle attività si occupano di trasformare la produzione agricola e la commercializzazione dei prodotti tipici del territorio, quindi locali e a KM 0.

Può quindi includere ristoranti, imprese dell’industria alimentare, alberghi, mense ecc.

Come capiremo che quel prodotto è stato coltivato biologicamente?

Ci sarà un marchio e quindi una certificazione che permetterà di individuare il prodotto biologico e quindi privo di sostanze come pesticidi, diserbanti, fertilizzanti, in cui non si è fatto uso di OGM. Inoltre, vi sarà la tracciabilità del prodotto indicando sulla etichetta il suo percorso, partendo dalle materie prime impiegate fino al prodotto finito, pronto per essere venduto al consumatore.

Un distretto biologico punta alla realizzazione di un proprio marchio territoriale per contraddistinguere il metodo biologico locale.

Ai prodotti Biologici potranno accedere solo pochi consumatori per il loro costo elevato?

I prodotti di un Distretto Biologico saranno a disposizione di tutti i consumatori del territorio. Poiché è prevista la riduzione della filiera agroalimentare, molti costi si ridurranno, rendendo molti prodotti più facilmente raggiungibili e acquistabili da una platea maggiore di consumatori.

Un Distretto Biologico Trentino lascerà i singoli biodistretti esistenti (Trento, Val di Gresta, Vanoi e Valle dei Laghi) oppure questi ultimi saranno tenuti ad aderire al nuovo distretto provinciale?

Il quesito referendario del 26 settembre specifica in modo chiaro e netto che l’istituzione di un Distretto Biologico provinciale potrà avvenire solo compatibilmente con i Distretti Biologici esistenti.

Se vince il SÌ e la Provincia autonoma di Trento è tenuta a promuovere un Distretto Biologico, che cosa cambia rispetto ad ora?

La istituzione di un Distretto Biologico Trentino comporterà un percorso partecipato e costruito gradualmente. I produttori biologici dovranno essere aiutati per numerosi aspetti onerosi quali la formazione continua, la consulenza tecnica e burocratica, la certificazione, l’accesso ai finanziamenti e altro. Sarà anche un vantaggio per tutti dal momento che migliorerà la salute ambientale e darà un contributo importante per contrasto ai cambiamenti climatici.